Dolcissimi pugni nello stomaco

30.12.2024

Luca non entrava in una chiesa da anni. Non era stato per ribellione né per una scelta consapevole, ma per un lento e silenzioso distacco, come un'onda che si ritrae senza far rumore, lasciando la riva vuota. Quella mattina di fine anno, tuttavia, una nostalgia sottile e impossibile da ignorare lo condusse davanti alla piccola cappella della sua vecchia parrocchia. Il cielo era grigio, come sospeso in attesa del nuovo inizio che ogni Capodanno promette. L'aria fredda pizzicava il viso, ma Luca non la sentiva. Accanto alla porta, una foto sbiadita attirò il suo sguardo: il volto sorridente di un sacerdote che sembrava osservarlo con infinita benevolenza. Era lui, il suo caro amico e fratello, don Pier Luigi, che tutti chiamavano affettuosamente don Piccolo.

Quel sorriso era un colpo al cuore, capace di riportare a galla ricordi che Luca aveva sepolto con cura. Don Pier Luigi non era un prete come gli altri. La sua presenza, discreta e rassicurante, aveva la straordinaria capacità di penetrare nei silenzi e accarezzare le ferite nascoste. Luca lo ricordava negli incontri di Azione Cattolica, nei campiscuola, ma soprattutto nelle sue omelie: quei "dolcissimi pugni nello stomaco" che non solo scuotevano, ma anche guarivano. Parole che affrontavano la verità senza paura, rivelandola con una dolcezza disarmante. Non erano mai solo discorsi, ma inviti a guardarsi dentro, a fare i conti con se stessi, con le proprie fragilità e, soprattutto, con la propria capacità di amare.

Un ricordo in particolare affiorò nitido. Durante un campo scuola, don Piccolo, con la sua voce ferma ma carezzevole, aveva detto: "Amare davvero non è mai facile. È un dono che richiede il coraggio di portare il peso dell'altro. Ma in quel peso c'è la libertà di essere pienamente se stessi." Quelle parole lo avevano seguito per anni, come un'eco che lo spingeva a non arrendersi alle sue debolezze. Ma ora, risuonavano come un monito che la sua rabbia aveva cercato di soffocare.

Proprio quella profonda connessione con don Pier Luigi aveva reso la sua perdita un dolore insopportabile. Luca ricordava il giorno in cui gli avevano parlato della sua malattia: una sentenza crudele e senza appello. Don Piccolo, anche in quegli ultimi mesi, non aveva mai smesso di essere una guida, un faro. Con il corpo segnato dalla sofferenza, continuava a trasmettere speranza. "Il Signore non ci lascia mai soli," gli aveva detto con un sorriso appena accennato. Ma quando la morte era arrivata, quelle parole gli erano sembrate ingannevoli, vuote, incapaci di rispondere al dolore.

Il colpo finale era arrivato poco dopo, con la morte improvvisa di un caro amico. Due vuoti che Luca non riusciva a colmare né a spiegare. La fede, che un tempo era stata il fondamento della sua vita, si era trasformata in un peso insopportabile, e lui aveva smesso di credere. Smesso di lottare. Smesso di sperare.

Ora, però, davanti a quella foto, il sorriso di don Pier Luigi, don Piccolo, sembrava raccontargli un'altra storia. Sembrava dirgli che anche nei momenti più bui, quei "dolcissimi pugni nello stomaco" non erano mai stati un atto di violenza, ma gesti d'amore, pensati per risvegliare in lui il desiderio di qualcosa di più grande. Erano ancora lì, pronti a scuoterlo con la stessa forza, a ricordargli che persino nel dolore c'era un senso, se solo avesse avuto il coraggio di guardarlo.

Luca varcò la soglia della cappella e si sedette in un banco. Si sentiva circondato dai ricordi, come se don Piccolo fosse ancora lì, accanto a lui, pronto a guidarlo un'altra volta. Guardò di nuovo la foto. Quel sorriso sembrava parlargli: "La porta non si è mai chiusa, Luca. Gesù è qui. Entra."

Per la prima volta dopo tanto tempo, Luca si lasciò attraversare da quelle parole, da quei dolci pugni che scuotevano senza distruggere, che curavano senza ferire. E, con un respiro profondo, smise di scappare.

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